Bollito Misto con la Pearà — Ricetta Veronese

Bollito misto veronese in un piatto fondo chiaro: fette di manzo lesso, lingua e un pezzo di gallina accanto a un cucchiaio di pearà, la salsa densa di midollo e pane con il pepe nero macinato sopra, e una ciotolina di cren a fianco

Il bollito misto con la pearà è il pranzo delle feste a Verona: le carni lessate nel brodo e la salsa calda di midollo, pane raffermo e pepe nero.

⏱️ Tempo: 4 h🍽️ Porzioni: 6 porzioni📊 Difficoltà: Media📍 Veneto🍚 Secondo piatto🍂 inverno

Introduzione

A Verona il bollito non è un piatto ma un pomeriggio. Si mette su la pentola dopo colazione, si aggiunge una carne per volta secondo il tempo che le serve, e intanto in un tegame di coccio a fianco cuoce piano la pearà: midollo di bue, pane raffermo grattugiato, brodo e una quantità di pepe nero che in nessun'altra ricetta veneta si vedrebbe. Il nome viene proprio da lì: «pearà» in dialetto vuol dire pepata, ed è la salsa a dare il titolo al piatto, non le carni.

È una ricetta che ha solo due difficoltà, e nessuna delle due è tecnica. La prima è il tempo: la pearà non si può fare in venti minuti, perché il pane deve bere il brodo lentamente e il midollo deve fondersi senza friggere; sotto l'ora e mezza resta una pappa granulosa, oltre le due diventa una crema che si taglia col cucchiaio. La seconda è la pazienza con le carni, che non vanno tutte dentro insieme: il manzo vuole tre ore, la gallina un'ora e mezza, il cotechino cuoce da solo in un'altra pentola perché il suo grasso guasterebbe il brodo di tutti. Rispettando queste due cose il piatto riesce sempre, ed è uno dei pochi che migliora se la tavola è numerosa.

Nel bicchiere mettiamo l'Amarone della Valpolicella D.O.C.G. 2013 di Tenuta Trabucchi, che nasce a Illasi, sulle stesse colline dove questo piatto è il pranzo delle feste. A fianco delle carni il Cren di SoloTreviso: sul lesso è la salsa che i veronesi mettono accanto alla pearà da sempre.

Storia del Bollito Misto con la Pearà

La pearà nasce dal problema opposto a quello di oggi: non che cosa servire con le carni lesse, ma che cosa farne quando il sapore è finito nel brodo. Tre ore di bollore portano via alla carne gran parte di ciò che aveva, e il risultato è un piatto nutriente e scialbo. La risposta veronese è stata una salsa fatta con quello che in cucina restava — il pane del giorno prima, il midollo che il macellaio dava via con l'osso, un mestolo di quello stesso brodo — più l'unica cosa costosa della lista, il pepe. A Verona, che per secoli è stata sulla strada delle spezie verso il nord, quel pepe era il segno che si trattava di un giorno di festa: la pearà è povera negli ingredienti e signorile nell'intenzione, ed è per questo che si è sempre fatta a Natale, a Santa Lucia e per le nozze.

In città si racconta anche una leggenda, e conviene prenderla per quello che è. La vuole nata nel VI secolo alla corte longobarda di Alboino, che a Verona ebbe la sua sede e in quella città fu ucciso: la regina Rosmunda, prigioniera e disperata, avrebbe rifiutato il cibo finché un cuoco non le preparò una salsa di midollo, pane e pepe per farla riprendere. Nessun documento lo conferma, e la ricetta come la conosciamo è molto più recente. La storia sopravvive perché dice una cosa vera sul piatto: la pearà è un ricostituente prima che un condimento, ed è il motivo per cui si serve bollente e in porzioni piccole, un cucchiaio per volta sulla carne. Il bollito misto, invece, è di tutta la pianura padana — il carrello dei bolliti piemontese, il lesso lombardo, il lesso e cren di confine — e ogni zona si distingue per la salsa, non per la carne.

Ingredienti

Per il bollito misto

  • punta di petto o biancostato di manzo800 g
  • cappello del prete o muscolo di spalla600 g
  • mezza gallina (o un cappone piccolo)circa 800 g
  • lingua di vitello700 g
  • cotechino o musetto1 da 500 g
  • carota2
  • sedano2 coste
  • cipolla steccata con 2 chiodi di garofano1
  • alloro1 foglia
  • grani di pepe nero8
  • sale grossoq.b.

Per la pearà

  • midollo di bue, già estratto dall'osso150 g
  • pane raffermo grattugiato, senza crosta scura250 g
  • brodo del bollito, bollente1,5 l
  • burro50 g
  • grana grattugiato60 g
  • pepe nero macinato al momento2 cucchiai colmi
  • saleq.b.

Per servire

Attrezzature Necessarie

  • Pentola alta e capiente da almeno 8 litri
  • Seconda pentola per il cotechino
  • Tegame di coccio o casseruola dal fondo spesso
  • Schiumarola
  • Cucchiaio di legno e grattugia
  • Coltello affilato e tagliere

Consiglio: La pearà chiede un recipiente dal fondo spesso, coccio o ghisa: due ore di cottura su un fondo sottile attaccano il pane prima che abbia finito di bere il brodo, e il bruciato si sente in tutta la salsa. Se non ne avete uno, mettete la casseruola su uno spargifiamma.

Come Preparare Bollito Misto con la Pearà — Ricetta Veronese

Bollito Misto con la Pearà — Ricetta Veronese: la ricetta illustrata in 4 passi

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Il brodo e il manzo

Porta a bollore in una pentola capiente 5 litri d'acqua con carote, sedano, la cipolla steccata con i chiodi di garofano, l'alloro, i grani di pepe e una manciata di sale grosso. Quando bolle davvero, cala la punta di petto e il cappello del prete: l'acqua deve essere bollente, non fredda, perché il calore chiude subito la superficie della carne e trattiene dentro i succhi invece di cederli tutti al brodo. Riporta al bollore, schiuma con cura la prima volta, poi abbassa al minimo, copri a metà e lascia sobbollire tre ore. Cuoci a parte il cotechino nella sua pentola, in acqua che sobbolle appena, per il tempo indicato sulla confezione.

Consiglio dello chef: La schiuma grigia dei primi dieci minuti va tolta tutta: è albumina coagulata, e se resta si sbriciola nel brodo rendendolo torbido e amarognolo. Dopo la prima schiumata non serve più guardare.

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Le altre carni

Un'ora e mezza prima della fine cala la gallina nella stessa pentola: le basta quel tempo, e tenuta più a lungo si sfibra e lascia troppo grasso in superficie. La lingua invece si cuoce in una pentola sua con acqua, una carota e una costa di sedano per due ore e mezza; appena cotta si scola bollente e si spella subito con un coltellino, perché fredda la pelle non viene più via. Tieni tutte le carni nel loro liquido finché non vai in tavola, a fuoco spento e coperte: fuori dal brodo si asciugano in pochi minuti.

Consiglio dello chef: Filtra un litro e mezzo di brodo per la pearà quando il manzo è in pentola da un'ora: a quel punto è già saporito ma non ancora concentrato, e la salsa non rischia di venire salata quando si restringe.

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La pearà

Sciogli il midollo con il burro nel tegame di coccio a fuoco bassissimo, senza farlo friggere: deve diventare liquido e restare chiaro. Unisci tutto il pangrattato e mescola due o tre minuti, giusto per fargli prendere il grasso. Comincia a bagnare con il brodo bollente, un mestolo alla volta, mescolando e aspettando che venga assorbito prima di aggiungerne altro — come un risotto, ma senza fretta. Macina dentro il pepe, quasi tutto subito perché ha bisogno di tempo per aprirsi, e lascia andare almeno due ore a fuoco appena percettibile, mescolando ogni dieci minuti. A fine cottura spegni, unisci il grana e aggiusta di sale e di pepe.

Consiglio dello chef: Il brodo va aggiunto bollente. Un mestolo tiepido abbassa la temperatura del pane già unto e lo fa stringere in grumi che poi non si sciolgono più: è la ragione numero uno delle pearà granulose.

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In tavola

Porta la pearà in tavola nel suo tegame, bollente, e tienila calda: freddandosi rapprende e perde il profumo del pepe. Scola le carni una per volta e affettale al momento, sul tagliere caldo — la lingua a fette sottili in diagonale, il manzo a un centimetro controfibra, la gallina a pezzi, il cotechino spesso. Servi due o tre pezzi per piatto con un cucchiaio abbondante di pearà a fianco, non sopra, e accanto il cren, la mostarda e una ciotolina di sale grosso.

Consiglio dello chef: Non affettare tutto in anticipo per fare bella figura: la carne lessa tagliata si asciuga in cinque minuti. Si porta il tagliere in tavola e si affetta man mano, che è poi il modo in cui il piatto è nato.

Vino da abbinare al Bollito Misto con la Pearà

Qui il vino non va abbinato al bollito: va abbinato alla pearà. Le carni lesse, da sole, sono un piatto quasi magro e delicato — il grasso e buona parte del sapore se ne sono andati nel brodo durante tre ore di bollore, e quello che resta è una sapidità gentile che un rosso importante spegnerebbe in un sorso. La salsa cambia tutto: midollo di bue, burro, pane e una quantità di pepe nero che in nessun'altra ricetta veneta si vedrebbe. Ne escono due problemi diversi. Il primo è il grasso del midollo, che non unge ma riveste, e chiede acidità per essere staccato. Il secondo è il pepe, e va capito perché è controintuitivo: la piperina e l'alcol si amplificano a vicenda, quindi più gradi ci sono nel bicchiere più bruciante diventa la salsa, e viceversa. Un vino potente qui non è automaticamente un vino giusto — lo diventa solo se la potenza è fatta di morbidezza e di estratto, con tannino già levigato e una spalla acida vera sotto. È esattamente la ragione per cui a Verona questo piatto si beve da sempre con i rossi della Valpolicella, e non con qualcosa di più scontroso.

Vino Rosso Consigliato

Amarone della Valpolicella D.O.C.G. 2013 — Tenuta Trabucchi — L'**Amarone della Valpolicella D.O.C.G. 2013 di Tenuta Trabucchi** è il vino di casa di questo piatto: nasce a Illasi, nella Valpolicella orientale, dalle stesse colline dove il bollito con la pearà è il pranzo delle feste. Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseleta appassiscono nei fruttai da settembre a novembre perdendo metà del peso, e da quella concentrazione arriva quello che serve qui: un estratto di 43,1 g/l, cioè una densità che sta alla pari con la salsa invece di scivolarci sotto, e un tannino che i mesi in barrique di rovere francese hanno reso tondo, senza spigoli da opporre al pepe. Il dato che decide l'abbinamento però è un altro, e non è la potenza: 5,58 g/l di acidità totale, alta per la denominazione, con appena 3,2 g/l di zuccheri residui. Vuol dire che sotto i 17% vol c'è una lama che taglia il midollo, e che il vino resta secco — un Amarone morbido e dolciastro sulla pearà diventerebbe stucchevole al terzo boccone. Il limite va detto per intero, perché è grosso: diciassette gradi accanto a una salsa pepata sono un equilibrio in bilico, e questo vino sta benissimo sul manzo e sulla pearà ma passa sopra la gallina e la lingua, che sono i bocconi delicati del piatto. Se il vostro bollito è soprattutto carni bianche, la bottiglia giusta è l'altra. A 60 € è un vino da tavola imbandita, non da mercoledì sera: apritelo un'ora prima, servitelo a 18-20 °C in calici ampi, e non lasciatelo vicino ai fornelli, perché sopra i venti gradi l'alcol esce allo scoperto e il pepe lo raddoppia.

Vuoi approfondire il vitigno? la nostra guida all'Amarone della Valpolicella

L'Alternativa Territoriale

Valpolicella Superiore D.O.C. 'Galante' — Tenuta Trabucchi — Stessa cantina, stesso comune, metà del peso e un quarto del prezzo: il **Valpolicella Superiore 'Galante'** viene dai fondi San Colombano e Castello di Illasi, a 220 metri, e per molte tavole è l'abbinamento più giusto dei due. Le uve fanno un appassimento breve, dieci-quindici giorni e un calo del 15%, quel tanto che basta a dargli corpo senza portarlo dove va l'Amarone: 14% vol, corpo medio, tannino fine, 4,8 g/l di acidità e un frutto di marasca e prugna che resta succoso dopo dodici mesi di barrique. C'è poi una rima che sembra un dettaglio da scheda tecnica e in tavola si sente: fra i descrittori di questo vino ci sono grafite, liquirizia e pepe nero — la salsa e il bicchiere si dicono la stessa parola, invece di litigare. E soprattutto non schiaccia niente: la gallina, la lingua e la testina restano leggibili, cosa che accanto a un Amarone non succede. Il limite è simmetrico a quello del vino di sopra: se la pearà è tirata molto densa, se il midollo è abbondante e il pepe pesante, il Galante regge il confronto ma non lo vince, e nel finale si accorcia. Regola pratica: con un bollito di sole carni rosse e una salsa scura va scelto l'Amarone; con un bollito completo, dove ci sono anche cappone o lingua, va scelto questo. Servitelo a 16-18 °C, leggermente più fresco del solito: guadagna slancio e pulisce meglio.

Vuoi approfondire il vitigno? la nostra guida al Valpolicella

Birra Artigianale in Alternativa

Witty Weizen Beer — Norah's Farm — La birra qui non cerca di stare alla pari con la pearà: fa il lavoro opposto, la porta via. La **Witty Weizen di Norah's Farm** è una birra di frumento ad alta fermentazione, torbida, con una schiuma fitta e una carbonatazione che sul grasso del midollo funziona come una spazzola — ogni sorso rimette la bocca a zero, che è esattamente quello di cui un piatto così denso ha bisogno a metà strada. Gli aromi poi ci cascano dentro bene: la crosta di pane del malto di frumento sta col pangrattato della salsa, e il chiodo di garofano del finale è la stessa famiglia speziata del pepe, quindi lo accompagna invece di sfidarlo. E c'è un vantaggio che nessuno dei due vini può avere: 5,3% vol. Con un terzo dell'alcol di un Amarone la piperina non ha niente da amplificare, e chi trova la pearà già abbastanza pungente qui sta tranquillo. Due limiti, perché la scelta è meno ovvia delle altre. È una birra costruita per piatti freschi — il produttore stesso la indica su pesce, insalate e carni bianche — e sul bollito completo, davanti a un musetto o a un cotechino, il corpo leggero arriva al suo confine. E va servita a 6-8 °C: ghiacciata perde banana e chiodo di garofano e resta solo l'acidula, che sul pepe non aiuta. Bicchiere alto e panciuto, versata lasciando la schiuma.

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Accompagnamenti

Sul lesso le salse non sono un contorno ma il modo in cui il piatto si legge: ogni boccone cambia a seconda di cosa gli si mette a fianco, ed è per questo che in tavola vanno tutte insieme, in ciotoline separate. Accanto alla pearà, che lavora sul caldo, sul grasso e sul pepe, ne serve almeno una che lavori sull'acido. Il Cren di radice di rafano di SoloTreviso è quella giusta: rafano grattugiato fine, aceto e sale, niente altro. La sua piccantezza è volatile — sale al naso e se ne va subito — quindi pulisce senza restare in bocca, e il produttore stesso lo indica sul lesso e sul musetto, che è esattamente questo piatto.

La terza ciotolina è dolce, e serve per la lingua e per il cotechino, dove il grasso è più presente. La Mostarda di pere di SoloTreviso funziona meglio delle mostarde più aggressive perché la pera resta delicata e non copre la carne bianca: un cucchiaino a fianco, mai sopra. Chi vuole completare il quadro aggiunga una ciotola di sale grosso in grani, che sembra un dettaglio da osteria e invece è il condimento più antico del bollito — un pizzico sul manzo appena affettato, prima di qualunque salsa, per capire com'è venuta la carne.

Varianti

  • Con la salsa verde: trita prezzemolo, un'acciuga, un cucchiaio di capperi, la mollica di un panino bagnata nell'aceto e uno spicchio d'aglio, poi monta con olio extravergine. È la salsa fredda che a Verona sta accanto alla pearà, non al suo posto: una lavora sul caldo e sul pepe, l'altra sull'acido e sul fresco.
  • Senza midollo: se non lo trovate, si fa con 120 g di burro al posto di midollo e burro. Non è la stessa cosa — il midollo dà una rotondità che il burro non ha e un sapore di carne che la salsa altrimenti non contiene — ma è una pearà onesta e la consistenza è identica.
  • Il giorno dopo: la pearà avanzata si rassoda in frigorifero e si riscalda allungandola con brodo caldo, mescolando fino a rifarla cremosa. Le carni avanzate si tagliano a dadi e diventano un'insalata di lesso con cipolla, cren e olio, che a Verona è il pranzo del giorno di Santo Stefano.

Domande Frequenti

Quali carni servono davvero per un bollito misto?

Il bollito classico ne prevede sette, ma in casa tre o quattro bastano e il piatto non perde nulla. Il minimo sensato è un taglio di manzo da lesso — punta di petto, biancostato, cappello del prete — più una carne bianca, la gallina o il cappone, che dà dolcezza al brodo. Lingua e cotechino sono i due che fanno la differenza in tavola perché portano consistenze diverse. Restano fuori i tagli magri e nobili, che lessati diventano stopposi.

Si parte da acqua fredda o da acqua bollente?

Dipende da cosa volete ottenere, ed è la sola scelta tecnica della ricetta. Acqua bollente per il bollito: la carne resta saporita e il brodo viene più leggero. Acqua fredda per il brodo: la carne cede tutto e il brodo diventa ricco, ma il lesso esce slavato. Qui serve la prima, con un'eccezione — se il vostro obiettivo è anche un gran brodo per i tortellini, mettete a freddo un pezzo di doppione in più solo per quello.

Dove trovo il midollo di bue?

Dal macellaio, che vende gli ossi da brodo tagliati in tronchetti di sei o sette centimetri: da un chilo di ossi si ricavano circa 150 g di midollo, la dose di questa ricetta. Si estrae con il manico di un cucchiaino sull'osso a temperatura ambiente, oppure si mettono gli ossi interi nel brodo per dieci minuti e poi si spinge fuori il midollo ammorbidito. Chiedetelo con un giorno di anticipo: non è un taglio che i banchi tengono sempre pronto.

Perché la mia pearà è venuta granulosa o amara?

Granulosa quasi sempre per due motivi: brodo aggiunto non bollente, che fa stringere il pane in grumi, oppure troppo brodo tutto insieme all'inizio. Amara, invece, è un problema di pane o di fuoco: il pangrattato industriale contiene spesso crosta scura tostata, e il fondo che attacca durante due ore di cottura lascia un retrogusto di bruciato. Usate mollica di pane raffermo grattugiata da voi e un recipiente dal fondo spesso.

Si può preparare in anticipo?

Le carni sì, ed è anzi comodo: cuocetele il giorno prima e lasciatele raffreddare dentro il loro brodo, in frigorifero. Il giorno dopo si riscaldano immerse nel brodo a fuoco basso, senza mai farlo bollire. La pearà tecnicamente si riscalda allungandola con brodo, ma perde molto: il pepe appena macinato è la parte che si dissolve per prima, e una pearà del giorno dopo va sempre ravvivata con una macinata fresca prima di servirla.

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