Tajarin al Ragù — Ricetta Piemontese

Tajarin piemontesi al ragù in un piatto di ceramica bianca: tagliolini all'uovo sottilissimi e gialli, conditi con ragù scuro di carne e parmigiano, su un tavolo di legno

Tajarin piemontesi al ragù: pasta di soli tuorli tagliata sottile a coltello, con il ragù di vitello e salsiccia cotto piano nel burro e nel brodo.

⏱️ Tempo: 3 h🍽️ Porzioni: 4 porzioni📊 Difficoltà: Media📍 Piemonte🍚 Primo piatto🍂 autunno

Introduzione

I tajarin sono i tagliolini del Piemonte, e si riconoscono prima ancora di assaggiarli: sono di un giallo carico, quasi arancione, e sottilissimi, larghi due o tre millimetri. Il colore viene dall'impasto, che nella versione delle Langhe e del Monferrato si fa quasi solo con i tuorli, anche trenta o quaranta per un chilo di farina, e poca o nessuna acqua. Ne esce una pasta ricca e asciutta insieme, che si tira sottile e si taglia a mano col coltello, e che in pentola cuoce in un minuto.

Il condimento delle feste è il ragù piemontese, che con quello emiliano ha in comune solo il nome. Il pomodoro quasi non c'è, appena un cucchiaio di concentrato per il colore; c'è invece tanta carne, vitello e salsiccia di maiale, rosolata nel burro con le verdure, sfumata col vino rosso e lasciata cuocere piano nel brodo con il rosmarino e l'alloro. Il risultato è un sugo scuro e saporito, più vicino a un fondo d'arrosto che a una salsa, che si usa con misura: i tajarin si condiscono, non si affogano.

Nel bicchiere mettiamo il Piemonte DOC Albarossa di Tenuta Vallone, il rosso raro di Conzano nato dall'incrocio fra Barbera e Nebbiolo di Dronero, che tiene insieme l'acidità per il burro e i tuorli e il tannino per la carne del ragù. Per la sfoglia usiamo la Farina Aurum di grano tenero tipo 1 di Mulino Terrevive, macinata a pietra, che dà una pasta profumata e regge bene il taglio sottile.

Storia dei Tajarin

Il nome è piemontese e vuol dire semplicemente tagliolini: tajarin, da tajé, tagliare. Sono la pasta della festa delle Langhe, del Roero e del Monferrato, quella che le donne di casa tiravano col mattarello la domenica mattina o per le grandi occasioni, dalla vendemmia ai matrimoni. La ricchezza dell'impasto non è un vezzo da ristorante: nelle cascine le galline c'erano sempre, la farina bianca invece si comprava, e una pasta fatta con molte uova era il modo di mettere in tavola un piatto importante con quello che il cortile dava. Gli albumi avanzati non si buttavano: finivano nei dolci, a cominciare dalle meringhe e dagli amaretti.

Il condimento ha seguito le stagioni. Nei giorni normali i tajarin si mangiavano al burro e salvia, o con il sugo dell'arrosto della domenica; d'autunno, nella stagione del tartufo bianco, con il solo burro fuso e qualche lamella grattata a tavola. Il ragù di carne è la versione delle feste e dei giorni freddi, e cambia da una casa all'altra: c'è chi aggiunge i fegatini di pollo, chi usa la salsiccia di Bra, che si mangia anche cruda, chi taglia la carne al coltello invece di macinarla. Resta fisso il principio: poco pomodoro, molta carne, una cottura lenta, e una porzione di sugo che velando la pasta la lascia sentire.

Ingredienti

Per i tajarin

Per il ragù

  • polpa di vitello macinata grossa250 g
  • salsiccia di maiale150 g
  • burro50 g
  • cipolla1
  • carota1
  • costa di sedano1
  • concentrato di pomodoro1 cucchiaio
  • vino rosso secco150 ml
  • brodo di carne400 ml
  • rosmarino e alloro1 rametto e 1 foglia
  • noce moscataq.b.
  • sale e pepeq.b.

Per servire

  • burro20 g
  • parmigiano grattugiatoq.b.

Attrezzature Necessarie

  • Spianatoia di legno
  • Mattarello lungo o macchina per la pasta
  • Coltello a lama larga e affilata
  • Casseruola dal fondo spesso
  • Vassoio spolverato di semola per i nidi

Consiglio: Per tagliare i tajarin a mano la sfoglia deve essere asciutta al punto giusto: lasciatela riposare stesa sulla spianatoia per dieci minuti, finché al tatto non è più appiccicosa ma si piega ancora senza crepare. Arrotolatela su sé stessa e tagliate con colpi decisi e regolari: se è troppo umida i rotoli si incollano, se è troppo secca si spezza.

Come Preparare Tajarin al Ragù — Ricetta Piemontese

Tajarin al Ragù — Ricetta Piemontese: la ricetta illustrata in 4 passi

1

Il ragù

Trita finemente cipolla, carota e sedano. In una casseruola dal fondo spesso sciogli il burro e fai appassire il trito a fuoco basso per 10 minuti, senza farlo colorire. Aggiungi il vitello e la salsiccia sgranata con le dita, alza la fiamma e rosola finché la carne perde il colore crudo e comincia ad attaccarsi leggermente al fondo. Sfuma con il vino rosso e lascialo evaporare, poi unisci il concentrato sciolto in un mestolo di brodo, il rosmarino e l'alloro. Abbassa al minimo, copri lasciando uno spiraglio e cuoci per circa due ore, aggiungendo brodo quando il sugo si asciuga. Alla fine regola di sale e pepe e completa con una grattata di noce moscata.

Consiglio dello chef: Il ragù è pronto quando la carne è morbida e il sugo scuro e lucido, non liquido: deve velare la pasta, non bagnarla. Il giorno dopo è anche più buono.

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L'impasto

Mentre il ragù cuoce, disponi la farina a fontana sulla spianatoia e versa al centro i tuorli. Sbattili con una forchetta incorporando a poco a poco la farina dai bordi, poi lavora con le mani per almeno 10 minuti, fino a una pasta liscia, soda ed elastica. Se l'impasto resta sbriciolato aggiungi l'acqua tiepida un cucchiaio alla volta: con i soli tuorli la pasta è asciutta per natura, e deve restarlo. Avvolgila nella pellicola e lasciala riposare a temperatura ambiente per 30 minuti.

Consiglio dello chef: Tieni da parte gli albumi: in frigorifero si conservano tre giorni, e servono per meringhe, amaretti o una frittata.

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Il taglio

Dividi l'impasto in quattro parti e tira ciascuna in una sfoglia sottile, circa un millimetro, con il mattarello o con la macchina fino al penultimo spessore. Lascia asciugare le sfoglie stese per una decina di minuti, poi spolverale di semola, arrotolale su sé stesse senza stringere e tagliale con il coltello in strisce larghe 2-3 millimetri. Srotola subito i tajarin sollevandoli con le dita e raccoglili in piccoli nidi su un vassoio spolverato di semola.

Consiglio dello chef: Se i tajarin si incollano dopo il taglio, la sfoglia era ancora troppo umida: aspetta qualche minuto in più prima di arrotolarla.

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Cottura e condimento

Porta a bollore abbondante acqua salata e scalda il ragù in un'ampia padella. Cuoci i tajarin per 1-2 minuti, il tempo che tornino a galla e perdano il colore crudo. Scolali con una pinza o un ragno direttamente nella padella del ragù, con un mestolino di acqua di cottura, aggiungi il burro e mescola a fuoco basso per pochi secondi, finché ogni filo è velato di sugo. Servi subito, con il parmigiano a parte.

Consiglio dello chef: I tajarin freschi passano da cotti a molli in pochi secondi: tieni la padella col ragù pronta prima di buttarli in acqua.

Vino da abbinare ai Tajarin al Ragù

I tajarin al ragù sono un piatto di due pesi diversi, e il vino va scelto tenendoli insieme. Il primo è la pasta: tagliolini sottilissimi impastati quasi solo con i tuorli, gialli e ricchi, che in bocca portano grasso e una dolcezza d'uovo che riveste il palato. Il secondo è il ragù piemontese, che non è quello emiliano: poco pomodoro, appena un cucchiaio di concentrato, e molta carne — vitello e salsiccia di maiale rosolati a lungo nel burro, sfumati col vino rosso e cotti piano nel brodo, con il rosmarino e una punta di noce moscata. Ne esce un condimento scuro, sapido, quasi più vicino a un sugo d'arrosto che a una salsa. Le richieste sono due. Serve acidità, per staccare dalla bocca il burro e i tuorli a ogni forchettata; e serve un tannino vero, perché la carne del ragù ha proteine e grasso su cui un tannino si distende invece di diventare ruvido. Quello che non serve è il legno invadente: la vaniglia sulla pasta all'uovo pesa. Per questo il piatto chiede un rosso piemontese di struttura media o piena, ma con la spina acida intatta.

Vino Rosso Consigliato

Piemonte DOC Albarossa — Tenuta Vallone — Il **Piemonte DOC Albarossa di Tenuta Vallone** nasce a Conzano, nel Monferrato Casalese, da un vitigno raro: l'Albarossa è un incrocio ottenuto nel 1938 dal professor Giovanni Dalmasso tra la Barbera e il Nebbiolo di Dronero, cioè lo Chatus. E porta in tavola proprio le due doti che i tajarin al ragù chiedono insieme. Dalla Barbera ha l'acidità, che pulisce la bocca dal burro e dai tuorli della sfoglia e la rimette a zero fra una forchettata e l'altra; dall'altro genitore ha un tannino saldo, che la scheda descrive preciso e ben integrato, e che sulla carne del ragù trova esattamente le proteine su cui appoggiarsi. Il profilo aromatico fa il resto: frutta matura, fiori rossi e una nota speziata di tabacco che incontra il rosmarino e la noce moscata del sugo senza coprirli. Tredici mesi in acciaio e solo cinque in barriques e tonneaux tengono il legno in secondo piano, quindi sulla pasta all'uovo non arriva una vaniglia di troppo. Il limite va detto: è un rosso pieno e di gradazione importante, e con una porzione abbondante e un ragù ristretto molto a lungo il peso del vino si somma a quello del piatto. Funziona meglio con il condimento a velo, come vuole la tradizione, che con i tajarin affogati nel sugo. Sono 780 bottiglie numerate: apritelo mezz'ora prima e servitelo a 16-17 °C, verso il basso della forchetta indicata in scheda.

L'Alternativa Territoriale

Barbera d'Asti DOCG — Tenuta Vallone — Stessa cantina, stesso comune, e l'abbinamento più classico dei due: nelle trattorie del Monferrato i tajarin al ragù si bevono con la Barbera, e la **Barbera d'Asti DOCG di Tenuta Vallone** lo dice perfino nella sua scheda, che fra gli abbinamenti nomina proprio i tajarin al ragù. È la seconda strada rispetto all'Albarossa: meno tannino, più succo. La Barbera ha un tannino naturalmente contenuto e un'acidità alta, tra le più spiccate dei rossi italiani, e qui lavora quasi solo con quella: taglia il burro, alleggerisce i tuorli e lascia alla carne del ragù lo spazio di farsi sentire. La maturazione si fa soprattutto in acciaio, diciassette mesi, e il risultato è un rosso rubino carico con un profumo vivo di ciliegia, piccoli frutti di bosco e fiori rossi, che si accosta al sugo invece di sfidarlo. Il limite è il rovescio del pregio: con un ragù molto scuro, ricco di salsiccia o con i fegatini, il tannino leggero della Barbera regge meno bene, e lì l'Albarossa fa meglio. E l'alcol non è basso, 14,5% vol, quindi conviene non servirla calda: 16 °C, un grado sotto la scheda, e bicchieri non troppo pieni.

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Birra Artigianale in Alternativa

Reckless Bock Beer — doppio malto — Con un ragù di carne a lunga cottura la birra non deve rinfrescare a forza di amaro: deve rispondere alla crosta della rosolatura. La **Reckless Bock di Norah's Farm** è una doppio malto a bassa fermentazione in stile Dunkel Bock, ramata carica, con un malto che il produttore segna al massimo (●●●●) e un luppolo appena accennato (●○○○). Le sue note di caramello e frutta secca sono della stessa famiglia del fondo scuro del ragù, quello che si forma quando la carne si attacca al tegame e si scioglie col vino, e il finale dolce si accorda con la dolcezza dei tuorli nella sfoglia. La carbonatazione e la schiuma cremosa fanno il lavoro che nel vino fa l'acidità, portando via il burro dalla bocca a ogni sorso. Il limite, da dire per intero: 7% vol in una birra si sentono, e accanto a un primo piatto conviene un bicchiere piccolo. E con i tajarin conditi solo al burro, senza ragù, la dolcezza del malto prenderebbe il sopravvento: è una birra per la versione col sugo di carne. Servitela a 8-10 °C, in un bicchiere a tulipano.

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Varianti

  • Con i fegatini: in molte case delle Langhe al ragù si aggiungono 100 g di fegatini di pollo, puliti e tritati al coltello, uniti nell'ultima mezz'ora di cottura. Danno un sugo più scuro e più profondo, con una nota leggermente amarognola: è la versione più antica, e quella che chiede il vino più strutturato.
  • Al burro e salvia: senza ragù, i tajarin si saltano in padella con 80 g di burro fuso e qualche foglia di salvia, e si servono con molto parmigiano. È il condimento di tutti i giorni, e quello che lascia sentire meglio la pasta.
  • Al tartufo bianco: nella stagione giusta, da ottobre a dicembre, i tajarin si condiscono solo con burro fuso e un po' di acqua di cottura, e a tavola si completano con qualche lamella di tartufo bianco d'Alba. Con il ragù il tartufo si perde: o l'uno o l'altro.
  • Con la salsiccia di Bra: chi la trova usa al posto della salsiccia comune la salsiccia di Bra, di vitello e pancetta di maiale, più delicata e magra. In questo caso si può togliere la polpa di vitello e usare 400 g di sola salsiccia di Bra.

Domande Frequenti

Che differenza c'è fra tajarin e tagliolini?

Il formato è quasi lo stesso: strisce sottili di pasta all'uovo larghe due o tre millimetri. Cambia l'impasto: i tagliolini comuni si fanno con uova intere, i tajarin piemontesi con una quantità molto alta di tuorli e pochissimi albumi o nessuno. Per questo sono più gialli, più ricchi e più asciutti, e reggono un taglio molto sottile senza diventare molli in cottura.

Quanti tuorli servono per i tajarin?

La tradizione delle Langhe parla di trenta o quaranta tuorli per chilo di farina, cioè dai dodici ai sedici per 400 grammi. In questa ricetta ne usiamo dodici, con un goccio d'acqua se l'impasto non lega: è una via di mezzo che dà una pasta ricca ma ancora facile da tirare a mano. Più tuorli si mettono, più la pasta è gialla e friabile, e più serve esperienza per stenderla.

Il ragù piemontese ha il pomodoro?

Pochissimo. La differenza con il ragù emiliano è proprio questa: il pomodoro è appena un cucchiaio di concentrato, che serve a dare colore più che sapore. Il gusto viene dalla carne rosolata, dal burro, dal vino rosso e dal brodo, e il sugo che ne esce è scuro, quasi un fondo d'arrosto. Chi aggiunge passata in abbondanza ottiene un buon sugo, ma non il ragù dei tajarin.

Si possono preparare i tajarin in anticipo?

Sì. I nidi crudi si lasciano asciugare all'aria per un paio d'ore e si conservano in frigorifero, coperti, fino al giorno dopo; oppure si congelano su un vassoio e poi si trasferiscono in un sacchetto, e si cuociono ancora congelati aggiungendo un minuto alla cottura. Il ragù, invece, è meglio farlo il giorno prima: riposando si assesta e diventa più saporito.

Che vino si beve con i tajarin al ragù?

Un rosso piemontese con una buona acidità e un tannino presente ma non massiccio: l'acidità pulisce il burro e i tuorli, il tannino si appoggia alla carne del ragù. In Monferrato la scelta di casa è la Barbera; un'Albarossa, che alla freschezza della Barbera unisce un tannino più saldo, regge bene anche le versioni più ricche, con i fegatini o con molta salsiccia.

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