Ossobuco alla milanese originale: stinco di vitello rosolato nel burro, cotto due ore in bianco con vino e brodo, e finito con la gremolata di limone.
Introduzione
L'ossobuco alla milanese è il secondo della domenica a Milano, e il suo nome dice già che cos'è: una fetta di stinco di vitello alta tre o quattro centimetri, tagliata attraverso l'osso, con il midollo al centro. In dialetto si dice «oss bus», osso bucato. Si infarina, si rosola nel burro, si sfuma con il vino bianco e poi cuoce piano nel brodo per un paio d'ore, finché la carne si stacca dall'osso con la forchetta. Alla fine, sopra, si sparge la gremolata: scorza di limone, aglio e prezzemolo tritati insieme, crudi, che portano un profumo fresco su un piatto cotto a lungo. Il midollo si mangia col cucchiaino, ed è il boccone che molti milanesi tengono per ultimo.
La ricetta che seguiamo è quella in bianco, senza pomodoro, che è la versione più antica. Le cose che contano sono poche. Il taglio, che va chiesto al macellaio: lo stinco posteriore, più carnoso, in fette regolari. La rosolatura, fatta con calma e in un solo strato, perché è lì che si forma il fondo. E il fuoco basso, con il coperchio, perché il tessuto connettivo dello stinco si scioglie in gelatina solo con il tempo: con la fiamma alta la carne si stringe e resta dura. A Milano l'ossobuco si serve accanto al risotto giallo, ed è l'unico caso in cui un risotto accompagna un secondo.
Nel bicchiere mettiamo il Valpolicella Superiore D.O.C. di Comaroto, un rosso di Illasi fatto in parte con uve fresche e in parte con uve appassite: acidità viva per il midollo e un tannino già levigato, che non copre il vitello. Per chi vuole restare in Lombardia, il Franciacorta Rosé Extra Brut di Muratori.
Storia dell'Ossobuco alla Milanese
L'ossobuco nasce da un taglio povero. Lo stinco è la parte bassa della zampa, un muscolo che lavora molto ed è attraversato da tendini e tessuto connettivo: arrostito sarebbe duro, e per questo costava poco. Le cucine lombarde hanno trovato il modo di usarlo con la cottura lunga e umida, la stessa del brasato, che trasforma il collagene in gelatina e rende morbida la carne. Il midollo, che oggi è la parte più amata del piatto, era allora un grasso prezioso, e nella cucina milanese entra anche nel risotto giallo: i due piatti hanno la stessa origine e lo stesso ingrediente, e per questo si servono insieme.
La versione più antica è in bianco: burro, cipolla, vino bianco e brodo, senza pomodoro. Il pomodoro è entrato più tardi, nel Novecento, e oggi molte famiglie lo usano, tanto che fuori da Milano l'ossobuco al pomodoro è quello più conosciuto. Pellegrino Artusi, nella sua «Scienza in cucina», lo considera una specialità da lasciare ai milanesi. Quello che non cambia in nessuna versione è la gremolata, che i milanesi chiamano «gremolada»: un trito di scorza di limone, aglio e prezzemolo che si aggiunge solo alla fine. Qualcuno ci mette anche un'acciuga, altri il rosmarino o la salvia, ma il limone resta il centro.
Ingredienti
Per gli ossibuchi
- ossibuchi di stinco posteriore di vitello, alti 3-4 cm4
- farina 00 per infarinare40 g
- burro50 g
- cipolla bianca tritata finissima80 g
- vino bianco secco150 ml
- brodo di carne caldo500 ml
- saleq.b.
- pepe neroq.b.
Per la gremolata
- scorza di limone non trattato, grattugiata1
- prezzemolo fresco1 ciuffo
- aglio1 spicchio
Attrezzature Necessarie
- Casseruola larga con coperchio, in cui gli ossibuchi stiano in un solo strato
- Coltellino affilato o forbici da cucina
- Piatto fondo per la farina
- Pinza o paletta per girare la carne
- Grattugia a fori fini per la scorza
- Mezzaluna o coltello e tagliere
Consiglio: La casseruola deve essere abbastanza larga da tenere i quattro ossibuchi in un solo strato, senza sovrapporli: se stanno stretti, in rosolatura fanno vapore e non prendono colore, e in cottura quelli sotto cuociono più di quelli sopra. Il fondo spesso conta più del materiale, perché tiene il calore costante per due ore a fuoco basso. Per la gremolata serve una grattugia a fori fini che prenda solo la parte gialla della scorza: la parte bianca sotto è amara.
Come Preparare Ossobuco alla Milanese — Ricetta Originale

Gli ossibuchi
Togli gli ossibuchi dal frigorifero mezz'ora prima. Con un coltellino o con le forbici incidi la pellicina che li circonda in tre o quattro punti lungo il bordo, senza tagliare la carne. Asciugali con carta da cucina, salali e passali nella farina da tutti e due i lati, poi battili leggermente per togliere quella in eccesso.
Consiglio dello chef: La pellicina esterna in cottura si ritira: se non la incidi, l'ossobuco si arriccia come una coppa, la carne si stacca dal fondo della casseruola e il midollo può scivolare fuori dall'osso.
La rosolatura
Sciogli il burro nella casseruola a fuoco medio e, quando smette di schiumare, adagia gli ossibuchi in un solo strato. Rosolali quattro o cinque minuti per lato, finché sono dorati, poi toglili e tienili da parte. Nello stesso burro metti la cipolla e falla appassire a fuoco dolce per cinque minuti, raschiando il fondo con un cucchiaio di legno.
Consiglio dello chef: Non muovere la carne finché non si stacca da sola dal fondo: è il segno che la crosta si è formata. Se il burro comincia a scurirsi troppo, abbassa la fiamma.
La cottura
Rimetti gli ossibuchi nella casseruola, alza la fiamma e sfuma con il vino bianco, lasciandolo evaporare per due o tre minuti. Versa un paio di mestoli di brodo caldo, quanto basta ad arrivare a metà della carne, copri e abbassa al minimo. Cuoci per circa due ore, girando gli ossibuchi a metà cottura e aggiungendo brodo quando il fondo si asciuga. Sono pronti quando la carne si stacca dall'osso con la forchetta e il fondo è denso e lucido.
Consiglio dello chef: Il fuoco deve restare bassissimo, con un sobbollire appena visibile. Con un bollore vivace le fibre della carne si stringono e lo stinco resta duro anche dopo due ore.
La gremolata
Mentre la carne finisce di cuocere, grattugia la scorza del limone, solo la parte gialla. Trita finissimi insieme l'aglio e il prezzemolo e mescolali con la scorza. Pochi minuti prima di servire assaggia il fondo e regola di sale e di pepe, poi spargi metà della gremolata sugli ossibuchi, copri e spegni il fuoco. Servili caldi, con il loro fondo e il resto della gremolata in tavola.
Consiglio dello chef: La gremolata va aggiunta solo alla fine e a fuoco spento: cotta, perde il profumo del limone e l'aglio diventa dolce. Deve restare cruda, ed è il contrasto con la carne a fare il piatto.
Vino da abbinare all'Ossobuco alla Milanese
L'ossobuco mette nel piatto tre cose diverse, e il vino deve rispondere a tutte e tre. La prima è la carne: lo stinco di vitello è un taglio magro ma pieno di tessuto connettivo, che due ore di fuoco basso sciolgono in gelatina, quindi in bocca il piatto non è grasso ma denso e appiccicoso. La seconda è il midollo, al centro dell'osso, che si mangia col cucchiaino ed è il boccone più ricco di tutta la tavola: grasso puro, dolce, che riveste il palato. La terza è la gremolata, cioè scorza di limone, aglio e prezzemolo crudi, sparsi sulla carne all'ultimo momento: una nota fresca e pungente che non ha niente di cotto. Da qui le due richieste. Serve acidità vera, l'unica cosa che stacca dal palato la gelatina e il midollo fra un boccone e l'altro. E serve un tannino già levigato, perché il vitello è una carne delicata e un rosso scontroso la copre, e perché a Milano l'ossobuco arriva spesso nello stesso piatto del risotto giallo, dove un tannino duro sullo zafferano diventa amaro. Un rosso di corpo medio, fresco e già morbido, oppure una bolla di Pinot nero: sono le due strade.
Vino Rosso Consigliato
Valpolicella Superiore D.O.C. — Comaroto — Il **Valpolicella Superiore D.O.C. di Comaroto** nasce a Illasi, nella Valpolicella orientale, dalla cantina dei fratelli Dal Forno, ed è costruito in un modo che sull'ossobuco torna utile: il 70% delle uve è vinificato fresco e il 30% dopo alcune settimane di appassimento. La parte fresca porta l'acidità, che la scheda definisce armoniosa ed è la ragione per cui il vino resta leggero dal primo all'ultimo sorso: sul midollo e sulla gelatina dello stinco è quella che rimette la bocca a zero. La parte appassita porta profondità e morbidezza, cioè quel tanto di corpo che serve a stare alla pari con un fondo ristretto. Ventiquattro mesi in tonneaux e altri ventiquattro in bottiglia hanno arrotondato il tannino di Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina e Oseleta, e per questo il vino non schiaccia il vitello e non litiga con lo zafferano, se il risotto giallo è nel piatto. I profumi fanno il resto: l'amarena matura e il lampone stanno bene con la carne bianca brasata, e le note di incenso, fumo e selce raccolgono la crosta della rosolatura. Due limiti. Con 13,5% vol e la parte appassita è un vino che ha peso, e su un ossobuco tirato poco, con un fondo chiaro e molta gremolata, il limone e l'aglio crudo restano più freschi del bicchiere. E a 50 € la bottiglia è un vino da pranzo della domenica, non da cucina: per sfumare la carne serve un bianco secco qualunque. Servitelo a 16-18 °C, aprendolo mezz'ora prima.
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L'Alternativa Lombarda
Franciacorta D.O.C.G. Rosè Extra Brut — Muratori — Chi vuole restare in Lombardia, la regione del piatto, ha a un'ora da Milano una strada diversa. Il **Franciacorta Rosé Extra Brut di Muratori** è un metodo classico di uve prevalentemente Pinot nero, da vigneti in tutte e sei le unità vocazionali della Franciacorta, affinato almeno ventiquattro mesi sui lieviti. Sull'ossobuco lavora con la bolla dove il rosso lavora con l'acidità, e con più forza: la carbonica porta via il burro del fondo e il grasso del midollo a ogni sorso. Il Pinot nero gli dà un corpo che un Franciacorta bianco non avrebbe, e la struttura per reggere una carne brasata. I profumi di agrumi freschi e pesca bianca si legano alla scorza di limone della gremolata invece di subirla, che è la cosa che un rosso fa con più fatica. Ed è la scelta più comoda se in tavola c'è anche il risotto alla milanese: la bolla e lo zafferano vanno d'accordo, e non c'è tannino che diventi amaro. Con 4 grammi di zucchero per litro resta asciutto. Il limite è nel fondo: su un ossobuco con una salsa scura e molto ristretta il vino resta più leggero del piatto, e si sente soprattutto la sua freschezza. Con 12,5% vol, servitelo a 8 °C, in un calice da vino bianco più che in una flûte.
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Birra Artigianale in Alternativa
Reckless Bock Beer — doppio malto — Sull'ossobuco una birra funziona se ha corpo e poco amaro. La **Reckless Bock di Norah's Farm** è una Dunkel Bock a bassa fermentazione della Pedemontana Veneta, color ramato carico, con 7% vol. Il caramello e la frutta secca del malto si appoggiano alla crosta dorata della carne infarinata e rosolata nel burro, mentre la carbonatazione fa sulla gelatina e sul midollo il lavoro che nel vino fa l'acidità, e pulisce la bocca. Il luppolo, che il produttore segna basso, resta in secondo piano, quindi non aggiunge amaro allo zafferano del risotto. Il limite va detto: il finale di questa birra è dolce, e la gremolata è tutta freschezza, limone e aglio crudo. I due si incontrano di petto invece di accompagnarsi, e con molta gremolata il contrasto si nota. Chi cerca un abbinamento che non si faccia sentire resti sul vino. Servitela a 8-10 °C: più fredda, le note maltate restano chiuse.
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Accompagnamenti
Il compagno classico è il risotto alla milanese, servito nello stesso piatto, accanto all'ossobuco: il fondo di cottura della carne scivola nel riso giallo e lo condisce, e il midollo dei due piatti si ritrova. Va preparato nell'ultima mezz'ora di cottura dell'ossobuco, così arrivano in tavola insieme. Chi vuole un piatto meno ricco può servire l'ossobuco con la polenta morbida, che raccoglie il fondo allo stesso modo, oppure con un purè di patate.
La gremolata va portata in tavola anche in una ciotolina a parte: c'è chi ne vuole ancora, e chi la preferisce appena accennata. Accanto basta un'insalata verde, condita con poco aceto, che rinfresca la bocca dopo un piatto così denso.
Varianti
- Con il pomodoro: dopo il vino bianco si aggiungono 200 g di pomodori pelati schiacciati, o due cucchiai di passata, e si cuoce con il brodo come nella ricetta. Il fondo viene più rosso e più acido, e il piatto più vicino alla versione che si trova fuori Milano. Con il pomodoro anche il vino cambia: meglio un rosso un po' più fresco.
- Con le verdure: nel soffritto, insieme alla cipolla, si mettono una carota e una costa di sedano tritate finissime. È una versione diffusa in molte case lombarde, che dà un fondo più dolce e più corposo.
- Gremolata con l'acciuga: un filetto di acciuga tritato insieme all'aglio e al prezzemolo porta una nota sapida che si sente sul midollo. Altri aggiungono qualche ago di rosmarino o una foglia di salvia, ma è meglio non coprire il limone.
- Il giorno prima: l'ossobuco si può cuocere in anticipo e conservare in frigorifero nel suo fondo. Il giorno dopo si scalda piano, con un goccio di brodo, e la gremolata si prepara e si aggiunge solo al momento di servire.
Domande Frequenti
L'ossobuco alla milanese originale si fa con o senza pomodoro?
La versione più antica è **in bianco**: burro, cipolla, vino bianco e brodo. Il pomodoro è entrato più tardi, e oggi molte famiglie lo usano, soprattutto fuori Milano. Sono buone tutte e due, ma il piatto in bianco lascia più spazio al sapore del vitello e del midollo, e alla gremolata. Se si serve con il risotto alla milanese, la versione in bianco è quella che va più d'accordo con lo zafferano.
Quale taglio di carne serve per l'ossobuco?
Lo **stinco di vitello**, tagliato in fette alte tre o quattro centimetri attraverso l'osso, con il midollo al centro. Quello **posteriore** è più grande e più carnoso, quello anteriore più piccolo. Conviene chiederlo al macellaio e farsi dare fette della stessa altezza, così cuociono nello stesso tempo. Il vitello è la scelta tradizionale; con il manzo l'ossobuco viene più saporito ma chiede anche un'ora di cottura in più.
Perché l'ossobuco si arriccia in cottura?
Per la pellicina che lo circonda, che con il calore si ritira e tira i bordi verso l'alto. Basta inciderla con un coltellino o con le forbici in tre o quattro punti, prima di infarinare la carne. Così l'ossobuco resta piatto, si rosola in modo uniforme e il midollo non scivola fuori dall'osso.
Con cosa si serve l'ossobuco alla milanese?
Con il **risotto alla milanese**, nello stesso piatto: è l'abbinamento classico, e il fondo della carne condisce il riso giallo. In alternativa con la **polenta** morbida o con un purè di patate, che raccolgono il fondo allo stesso modo. Accanto basta un'insalata verde.
Che vino si abbina all'ossobuco alla milanese?
Un **rosso di corpo medio**, con acidità viva e tannino già morbido: l'acidità stacca dal palato il midollo e la gelatina della carne, e il tannino levigato non copre il vitello né diventa amaro sullo zafferano del risotto. Un **Valpolicella Superiore** risponde bene a tutte e due le richieste. Chi vuole restare in Lombardia può scegliere un **Franciacorta Rosé**, la cui bolla sgrassa e i cui profumi di agrumi si legano alla gremolata. In alternativa, una birra scura a bassa fermentazione, poco luppolata.