Baccalà alla Vicentina: la Ricetta Originale

Baccalà alla vicentina servito nella teglia di coccio con polenta gialla a fette, crema chiara di olio e latte e prezzemolo tritato

La ricetta originale del baccalà alla vicentina: stoccafisso, cipolla, acciughe e latte. Due giorni di ammollo e quattro ore e mezza di cottura lenta.

⏱️ Tempo: 5 h 10 min🍽️ Porzioni: 4 porzioni📊 Difficoltà: Media📍 Veneto🍚 Secondo piatto🍂 Tutto l'anno

Introduzione

Il baccalà alla vicentina è il piatto che ha reso Vicenza famosa a tavola, e comincia con un equivoco che vale chiarire subito: non si fa col baccalà. Si fa con lo stoccafisso, il merluzzo essiccato all'aria delle isole Lofoten, che in Veneto si è sempre chiamato baccalà. Il baccalà vero — quello conservato sotto sale — è un'altra cosa, e in questa ricetta non entra.

È una cottura di pazienza, non di tecnica. Lo stoccafisso va battuto e ammollato due o tre giorni cambiando l'acqua, poi si stratifica con un soffritto di cipolla e acciughe, si copre di olio e latte, e si lascia pipare — il verbo vicentino per quel sobbollire appena percettibile — per quattro ore e mezza. Non si mescola mai: si muove la teglia, e basta.

Il risultato è un piatto ricco e cremoso, dove il latte lega, l'olio manteca e l'acciuga dà la spina di sapidità che tiene tutto insieme. Si serve con la polenta, morbida o abbrustolita, e chiede un vino che abbia acidità e nervo: la ricchezza del condimento va sgrassata a ogni sorso, non accompagnata.

Per questo piatto l'olio non è un dettaglio: ce ne vuole tanto e resta nel piatto, quindi si sente. Usiamo l'Olio Extravergine Veneto del Grappa DOP, che ha l'amaro giusto per non essere coperto dal latte, e una farina di grano tenero tipo 1 per infarinare i pezzi senza appesantirli.

Cenni Storici e Territoriali

Lo stoccafisso arriva in Veneto per un naufragio. Nel 1432 il capitano veneziano Pietro Querini finisce sugli scogli delle Lofoten e passa mesi fra i pescatori norvegesi, che gli mostrano come il merluzzo essiccato all'aria si conservi per anni senza sale. Torna a Venezia con il pesce e con il metodo, e la Serenissima ha da quel momento una proteina che regge i viaggi lunghi e i giorni di magro.

A Sandrigo, in provincia di Vicenza, la ricetta è diventata istituzione: dal 1987 la Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina ne custodisce la versione codificata — con una sola *c*, come si scrive in dialetto — e ogni settembre la festa del paese la serve a migliaia di persone. Il disciplinare fissa gli ingredienti e, soprattutto, il divieto di mescolare durante la cottura.

Il piatto nasce povero e finisce elegante, che è il percorso di molta cucina veneta: un pesce conservato, una cipolla, poco formaggio, e il tempo come ingrediente principale.

Ingredienti

Per il baccalà

Per servire

  • Farina di mais per polenta300 g
  • Acqua1,2 litri
  • Sale grosso1 cucchiaino

Valori Nutrizionali per Porzione

1090
Calorie (kcal)
71 g
Carboidrati
81 g
Proteine
54 g
Grassi
3 g
Fibre

Valori calcolati dagli ingredienti della ricetta con le tabelle di composizione CREA, e dalle etichette dei nostri prodotti dove ci sono. Sono una stima per porzione, non un'analisi di laboratorio.

Attrezzature Necessarie

  • Una teglia bassa di coccio o alluminio, larga quanto basta a tenere i pezzi affiancati
  • Un batticarne o un mattarello per battere lo stoccafisso
  • Una pinza per pesce, o due forchette
  • Un paiolo per la polenta

Consiglio: La teglia larga conta più di quel che sembra: i pezzi devono stare affiancati in un solo strato e coperti dal liquido. Sovrapposti cuociono in modo diverso, e senza poter mescolare non si rimedia.

Come Preparare Baccalà alla Vicentina: la Ricetta Originale

Baccalà alla Vicentina: la Ricetta Originale: la ricetta illustrata in 4 passi

1

Batti e ammolla

Se parti dal pesce secco — servono circa 350 g per arrivare ai 900 g ammollati — battilo con un batticarne o un mattarello, avvolto in un canovaccio: serve a rompere le fibre e a far entrare l'acqua. Mettilo in una bacinella d'acqua fredda e lascialo due o tre giorni in frigorifero o in un luogo fresco, cambiando l'acqua ogni otto ore circa. È pronto quando la carne è tornata morbida e spessa, e si apre con le dita. Molte pescherie lo vendono già ammollato: in quel caso parti dal passo due.

Consiglio dello chef: Non accorciare l'ammollo per fretta: un pezzo ancora duro al centro resta duro anche dopo quattro ore di cottura, perché a quel punto il liquido non entra più.

2

Pulisci e infarina

Apri lo stoccafisso a libro e togli tutte le lische, la lisca centrale compresa, lasciando la pelle: è lei che tiene insieme il pezzo durante la cottura lunga. Taglia in pezzi di circa cinque centimetri e passali nella farina, scuotendo via l'eccesso. La farina di grano tenero tipo 1 lega il fondo di cottura senza renderlo pesante.

3

Il soffritto e la teglia

Scalda un terzo dell'olio e fai appassire le cipolle tritate finissime, a fuoco basso, dieci minuti: devono diventare trasparenti, non colorire. Aggiungi le acciughe dissalate e diliscate e sciogliile nell'olio con un cucchiaio di legno, poi il prezzemolo. Disponi i pezzi di stoccafisso affiancati nella teglia, versaci il soffritto, il latte e l'olio restante fino a coprirli, e spolvera di Grana, sale e pepe.

4

Pipare, quattro ore e mezza

Metti la teglia sul fuoco più basso che hai — o in forno a 130 °C — e lascia pipare: il liquido deve appena tremare, mai bollire. Quattro ore e mezza. Non mescolare mai: ogni tanto muovi la teglia con un movimento rotatorio, per staccare il fondo. È pronto quando l'olio e il latte si sono legati in una crema chiara e il pesce si sfalda alla forchetta. Servi con la polenta.

Consiglio dello chef: Il giorno dopo è migliore: si lascia riposare, si riscalda dolcemente e la crema si assesta. È il modo in cui lo servono a Sandrigo.

Abbinamento Vino per il Baccalà alla Vicentina

Il baccalà alla vicentina è un piatto di lunga cottura che mette in campo tre forze precise: la grassezza del pesce mantecato con l'olio, la cremosità del latte che lega il tutto, e la sapidità del merluzzo. Non è un piatto leggero né delicato — serve un vino che abbia abbastanza struttura per reggere la ricchezza del condimento, acidità per sgrassare l'untuosità a ogni sorso, e una bolla o una sapidità minerale che dialoghi col mare senza sommarsi al sale del pesce. Il tannino non ci va: su un piatto cremoso lascerebbe solo l'amaro. Serve freschezza, nervo, e la capacità di ripulire il palato senza coprire la mantecatura né l'acciuga del soffritto.

La Bollicina Consigliata

Sogno Manzoni bianco metodo classico dosaggio zero — Cirotto — Il Sogno di Cirotto è un metodo classico ottenuto da Manzoni Bianco, affinato sui lieviti per 42 mesi e prodotto senza dosaggio. Porta esattamente le tre cose che il baccalà alla vicentina chiede: la bolla finissima che sgrassa l'untuosità dell'olio e del latte a ogni sorso, un'acidità vivace che regge la ricchezza del piatto senza farsi travolgere, e una sapidità minerale intensa che dialoga col merluzzo senza sommarsi al suo sale. Le note di crosta di pane dei lieviti raccolgono il tostato dell'acciuga nel soffritto, mentre i profumi di mandorla tostata e agrumi del Manzoni Bianco — un incrocio fra Riesling e Pinot Bianco — trovano nel prezzemolo un abbinamento di senso. Il dosaggio zero lascia la bocca pulita e asciutta, pronta al boccone successivo, senza dolcezza che su un piatto sapido stonerebbe. L'affinamento lungo gli dà abbastanza struttura per non farsi schiacciare dalla cremosità del baccalà. Servilo a 8-10 °C, versato piano per preservare il perlage.

Vuoi approfondire il vitigno? la nostra guida al metodo classico

Se Preferisci un Vino Fermo

Garganega Verona IGT — Norah's Farm — Se la bolla non la vuoi, la Garganega è il bianco veneto che lavora meglio sul baccalà alla vicentina. L'acidità sostenuta sgrassa l'untuosità del condimento a ogni sorso, la sapidità minerale dialoga col mare senza sommarsi al sale del pesce, e il profumo delicato di fiori bianchi, mandorla e agrumi non entra in conflitto con il prezzemolo e l'acciuga del soffritto. A 12 gradi ha abbastanza corpo per reggere la cremosità del piatto senza farsi schiacciare, ma resta fresco e beverino. Il finale secco e pulito ripulisce il palato senza lasciare dolcezza che su un piatto sapido stonerebbe. È il bianco che a Vicenza sta bene con la polenta e il baccalà da sempre, e la tradizione non sbaglia. Servilo a 10-12 °C, un po' meno freddo della bollicina per liberare i profumi.

Birra Artigianale in Alternativa

Reckless Bock Beer — doppio malto — Se preferisci la birra al vino, serve una doppio malto in stile Dunkel Bock: il corpo pieno e la gradazione importante (6,8%) reggono la ricchezza del baccalà alla vicentina senza farsi schiacciare, la carbonazione decisa sgrassa l'untuosità dell'olio e del latte con più energia della bolla del vino, e le note di caramello e frutta secca del malto dialogano con il tostato dell'acciuga nel soffritto e con la mantecatura del pesce. L'amaro contenuto bilancia la sapidità del merluzzo senza aggredirlo, mentre il calore alcolico sostiene la ricchezza del piatto. Scegli questa strada se cerchi un bicchiere più strutturato e avvolgente del vino, che accompagni il baccalà con meno acidità e più rotondità maltata. Servila a 10-12 °C, mai troppo fredda, per liberare le note di caramello e frutta secca.

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Accompagnamenti

La polenta non è un contorno, è la metà del piatto: serve a raccogliere la crema, e per questo va morbida se il baccalà si porta in tavola nella teglia, o abbrustolita a fette se si impiatta. La versione gialla di mais è la tradizionale; quella bianca, più delicata, si usa nel vicentino con il pesce e regge bene anche qui.

L'Olio Extravergine Veneto del Grappa DOP che è entrato in cottura torna utile anche a crudo: un filo sulla polenta abbrustolita, prima di servire, riporta in bocca l'amaro fresco dell'oliva che le quattro ore di fuoco hanno addolcito.

Varianti

  • Senza formaggio. Il disciplinare della Confraternita lo prevede, ma esistono versioni vicentine che lo omettono: il piatto resta più asciutto e il sapore del pesce più netto. Se lo togli, aumenta un poco il latte.
  • In forno invece che sul fuoco. A 130 °C con la teglia coperta il calore è più stabile e il rischio di attaccare sul fondo quasi scompare: è la strada più sicura se non hai uno spargifiamma.
  • Con la cipolla in due tempi. Metà nel soffritto e metà cruda, tritata, fra gli strati: resta una punta di dolcezza più viva a fine cottura.
  • Baccalà mantecato, se hai poco tempo. È un altro piatto e un'altra città — Venezia — ma parte dallo stesso stoccafisso e chiede un'ora invece di cinque.

Domande Frequenti

Baccalà e stoccafisso sono la stessa cosa?

No, e la differenza è il metodo di conservazione: il **baccalà** è merluzzo conservato **sotto sale**, lo **stoccafisso** è merluzzo **essiccato all'aria** senza sale. Il baccalà alla vicentina si fa con lo stoccafisso, nonostante il nome: in Veneto «baccalà» ha finito per indicare entrambi.

Perché allora si chiama baccalà alla vicentina?

Perché il nome viene dal dialetto veneto, dove *bacalà* — con una *c* — indica lo stoccafisso. La Venerabile Confraternita di Sandrigo scrive infatti «Bacalà alla Vicentina». Chiamarlo stoccafisso alla vicentina sarebbe più preciso e non lo chiamerebbe nessuno.

Che cosa vuol dire «pipare»?

È il verbo vicentino per la cottura di questo piatto: un sobbollire appena percettibile, in cui il liquido tremola senza mai arrivare al bollore. Il nome viene dal suono, simile al gorgoglio di una pipa. Se vedi bolle rompersi in superficie, il fuoco è troppo alto.

Posso accorciare l'ammollo?

Non davvero. Servono **due o tre giorni** con l'acqua cambiata ogni otto ore, e la ragione è meccanica: l'acqua deve arrivare al centro del pezzo. Se resta un cuore duro, quattro ore e mezza di cottura non lo ammorbidiscono, perché a quel punto la fibra non assorbe più. Alcune pescherie vendono lo stoccafisso già ammollato: in quel caso parti dal passo due.

Perché non si deve mescolare?

Perché lo stoccafisso ammollato e infarinato si sfalda: mescolando si ottiene una crema informe invece di pezzi interi in una salsa legata. Il movimento rotatorio della teglia basta a staccare il fondo, ed è quello che prescrive il disciplinare.

Quanto si conserva?

In frigorifero, coperto, **due o tre giorni**, e il giorno dopo è migliore del primo. Si riscalda a fuoco molto basso o a bagnomaria, mai nel microonde a piena potenza: la crema di olio e latte si separerebbe.

Quale vino ci sta bene?

Un bianco con acidità e bolla fine, che sgrassi la ricchezza del latte e dell'olio senza coprire il pesce: un **metodo classico dosaggio zero** è la strada migliore. Se preferisci un vino fermo, una **Garganega** con buona spalla acida fa lo stesso lavoro con meno vivacità. Il rosso tannico no: su un piatto cremoso lascia solo l'amaro.

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