Risotto ai gò (ghiozzi di laguna): la ricetta tradizionale veneziana con pesce povero, brodo di pesce e mantecatura abbondante. 90 minuti di preparazione.
Introduzione
Il risotto ai gò — fatto coi ghiozzi della laguna — è un primo piatto povero e sapido che nasce dall'acqua salmastra tra Venezia e Chioggia. I gò (Zosterisessor ophiocephalus) sono pesci piccoli, dal corpo allungato e dalla carne delicata ma con un fondo di fango che ricorda la laguna da cui vengono.
La ricetta tradizionale li prevede prima rosolati in padella con soffritto, poi cotti nel riso col brodo di pesce preparato con le loro teste e le lische, e infine passati al setaccio per togliere le spine. Il risotto che ne esce è cremoso, sapido di mare e mantecato con burro e Parmigiano. È un piatto che chiede pazienza: il brodo si fa a parte, il riso va seguito col mestolo, e la mantecatura dev'essere generosa.
I gò freschi si trovano nei mercati di Chioggia e Venezia, soprattutto nei mesi freddi. Su Vaigustando.it abbiamo il Sogno Manzoni bianco metodo classico dosaggio zero di Cirotto, un metodo classico affinato 42 mesi che con la sua bolla fine e la sapidità minerale sgrassa la mantecatura ricca di burro senza sommarsi al sale del pesce.
Perché il Gò è un Pesce della Laguna
Il gò — chiamato anche ghiozzo — è un pesce di laguna che vive sul fondo sabbioso e fangoso delle acque basse e salmastre. A differenza delle specie di mare aperto, il gò ha una carne che porta con sé il gusto del suo ambiente: un fondo leggermente terroso, quasi di fango, che insieme al sale naturale del pesce fa riconoscere subito la sua origine.
Nella cucina povera veneziana il gò si usava intero: le teste e le lische per il brodo, la polpa per il risotto. È un pesce piccolo, pieno di spine, e l'unico modo per mangiarlo senza impazzire è passarlo al setaccio dopo la cottura, separando la carne pulita dalle lisce. Questo lavoro lungo spiega perché il risotto ai gò sia rimasto un piatto di casa e non sia mai entrato nei ristoranti turistici: costa fatica, rende poco, e se non sai da dove viene quel sapore di fango non lo apprezzi.
Il brodo si fa come per tutti i risotti di pesce: soffritto, teste e lische, acqua, pomodoro, e una cottura lunga e lenta. Il riso si tosta nel grasso del soffritto, si bagna col brodo, e si manteca alla fine con burro e Parmigiano, abbondanti. È una mantecatura ricca — più di quella di molti risotti di pesce — perché il burro smorza il fondo di fango e arrotonda il sapore. Il risultato è cremoso, sapido, e ha bisogno di un vino che sgrасci senza aggiungere sale.
Ingredienti
Per il brodo di gò
- Gò (ghiozzi) freschi1 kg
- Acqua1,5 litri
- Sedano1 costa
- Carota1 piccola
- Cipolla1 piccola
- Pomodoro pelato2 cucchiai
- Prezzemolo1 ciuffo
- Saleq.b.
Per il risotto
- Riso Carnaroli o Vialone Nano320 g
- Cipolla1 piccola
- Aglio1 spicchio
- Olio Extravergine Veneto del Grappa DOP 500ml4 cucchiai
- Burro60 g
- Parmigiano Reggiano grattugiato80 g
- Vino bianco secco100 ml
- Prezzemolo frescoq.b.
- Sale e pepeq.b.
Attrezzature Necessarie
- Pentola capiente per il brodo
- Setaccio a maglie fini o passaverdure
- Padella larga per il risotto
- Mestolo
- Grattugia
Consiglio: Il setaccio serve a separare la polpa dei gò dalle spine: dev'essere a maglie fini ma non troppo strette, o la carne non passa. In alternativa si può usare un passaverdure con disco a fori medi.
Come Preparare Risotto ai Gò

Prepara il brodo di gò
Pulisci i gò togliendo le interiora e sciacquandoli bene sotto acqua fredda. Separa le teste dai corpi. In una pentola capiente fai un soffritto con sedano, carota e cipolla tritati fini, aggiungi le teste e le lische dei gò, fai rosolare qualche minuto, poi copri con 1,5 litri d'acqua fredda. Aggiungi il pomodoro pelato schiacciato, il prezzemolo e un pizzico di sale. Porta a bollore e cuoci a fuoco medio-basso per 40 minuti, schiumando di tanto in tanto. Filtra il brodo e tienilo in caldo.
Consiglio dello chef: Il brodo deve essere saporito ma non troppo salato: il sale del pesce si concentra durante la cottura, e alla fine ci sarà anche il Parmigiano.
Cuoci i gò e passali al setaccio
In una padella larga fai rosolare la cipolla e l'aglio tritati finissimi in 2 cucchiai d'olio. Aggiungi i corpi dei gò puliti, fai cuocere per 10 minuti mescolando spesso, poi aggiungi 2-3 mestoli di brodo caldo e continua la cottura fino a che i gò siano ben cotti e si sfaldino, circa 15 minuti. Togli dal fuoco e passa tutto al setaccio o al passaverdure, premendo bene per estrarre tutta la polpa e lasciare solo le spine. Metti da parte la polpa di gò setacciata.
Cuoci il riso e unisci la polpa
Nella stessa padella (pulita), scalda 2 cucchiai d'olio e fai tostare il riso per 2 minuti mescolando. Sfuma con il vino bianco e lascia evaporare. Aggiungi la polpa di gò setacciata, mescola bene, poi comincia ad aggiungere il brodo un mestolo alla volta, mescolando spesso. Cuoci il riso per 16-18 minuti, regolando il sale e aggiungendo brodo man mano che si assorbe, fino a che il riso sia cotto ma ancora al dente.
Consiglio dello chef: La polpa di gò si aggiunge subito dopo la sfumatura per insaporire il riso fin dall'inizio.
Manteca e servi
Quando il riso è cotto, togli dal fuoco e manteca con 60 g di burro freddo a pezzi e 80 g di Parmigiano grattugiato. Mescola energicamente per un minuto, aggiungendo un ultimo mestolo di brodo se necessario per ottenere una consistenza cremosa e all'onda. Aggiusta di sale e pepe, spolvera col prezzemolo tritato fresco e servi subito, ben caldo.
Abbinamento Vino per il Risotto ai Gò
Il gò — il ghiozzo della laguna — è pesce povero che sa di fango e di sale insieme: ha bisogno di qualcuno che lo ripulisca senza cancellargli l'origine. Il risotto lo ammorbidisce col burro e lo alleggerisce col brodo, ma resta un piatto che chiede freschezza senza arroganza, e bollicine che sgrассino senza coprire. L'abbinamento classico è il metodo classico dosaggio zero, capace di tagliare la mantecatura e di dialogare col pesce senza sommarsi al suo sale; l'alternativa territoriale punta sul col fondo, che con la sua vena rustica e il perlage morbido riconosce la natura povera del piatto e la rispetta.
Metodo Classico Consigliato
Sogno Manzoni bianco metodo classico dosaggio zero — Cirotto — Il Sogno di Cirotto è ottenuto da Manzoni Bianco, affinato sui lieviti per 42 mesi e prodotto senza dosaggio. Porta le tre cose che il risotto ai gò chiede: una bolla finissima che sgrassa la mantecatura ricca di burro, un'acidità vivace che regge il grasso senza farsi travolgere, e una sapidità minerale intensa che dialoga col sale naturale del pesce di laguna senza sommarsi. Le note di crosta di pane dei lieviti — mandorla tostata, pesca candita, zabaione — accompagnano il piatto senza entrare in conflitto. Il dosaggio zero lascia la bocca pulita e asciutta, pronta al boccone successivo, senza residuo zuccherino che su un piatto sapido stonerebbe. L'affinamento lungo gli dà abbastanza struttura per non farsi schiacciare dalla cremosità del risotto. Servilo a 8-10 °C, versato piano per preservare il perlage.
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L'Alternativa del Territorio: il Col Fondo
Eocene rifermentato col fondo — Cirotto — Se il metodo classico è l'abito della festa, il col fondo è il gesto quotidiano: meno raffinato, più diretto. L'Eocene di Cirotto è un rifermentato in bottiglia senza sboccatura, fatto di Glera, con un perlage morbido e una vena rustica che riconosce la natura povera del gò e non cerca di nobilitarla. Le note iodate e minerali del vino incontrano il fondo salmastro del pesce e lo completano invece di contrastarlo; la carbonazione delicata sgrassa il burro della mantecatura senza forzare. È il vino che al porto di Chioggia si verserebbe senza cerimonie, mescolando il fondo col vino come si fa là: quel velo torbido è parte del carattere e racconta la stessa storia del gò — niente filtri, niente maschere. Servilo fresco ma non ghiacciato, a 8-10 °C, e rimescola la bottiglia prima di versare, oppure lascia il fondo sul fondo se preferisci un sorso pulito.
Birra Artigianale in Alternativa
Bratty Blanche Beer — Norah's Farm — Una blanche di frumento è la scelta più sicura quando il vino non convince: il frumento e l'avena le danno rotondità e corpo, mentre il coriandolo e la buccia d'arancia portano una nota agrumata e speziata che alleggerisce il grasso del burro. La Bratty di Norah's Farm ha una carbonazione vivace che pulisce la bocca a ogni sorso e una freschezza che regge il sale del gò senza aggiungerne. Il lievito belga le dà un finale leggermente fruttato che accompagna il pesce senza coprirlo. Servila fredda, 6-8 °C, versandola inclinando il bicchiere per contenere la schiuma.
Con Cosa Accompagnarlo
Il risotto ai gò si mangia da solo, ben caldo, senza aggiunte. La tradizione vuole che si beva un metodo classico dosaggio zero o un col fondo, freschi, che con la loro bollicina sgrassano la mantecatura ricca di burro.
Non serve pane: il piatto è già ricco. L'unico accompagnamento sensato è un secondo leggero, come verdure grigliate o un'insalata verde con un filo d'olio.
Varianti
- Con pomodoro fresco: alcune versioni aggiungono pomodori pelati a pezzetti nel soffritto iniziale, per dare acidità e colore. Il risotto prende un tono più rosato.
- Senza Parmigiano: chi preferisce un risotto di pesce più ortodosso elimina il formaggio e manteca solo col burro. Il sapore è più diretto, meno arrotondato.
- Con altri pesci di laguna: se i gò non si trovano, si possono usare passere, moeche fuori stagione sbucciate, o altri pesci piccoli di laguna. La logica resta la stessa: brodo dalle teste, polpa setacciata, mantecatura ricca.
- Alla chioggiotta: nella versione di Chioggia il soffritto è più deciso, con più aglio e prezzemolo, e la mantecatura a volte esclude il Parmigiano.
Domande Frequenti
Dove si comprano i gò?
I gò freschi si trovano nei mercati ittici di Chioggia e Venezia, soprattutto nei mesi freddi. Fuori dalla laguna sono rari. In alternativa si possono usare altri pesci di laguna piccoli e saporiti.
Si può fare il risotto senza passare i gò al setaccio?
No, i gò sono pieni di spine sottili e l'unico modo per mangiare la polpa è passarla al setaccio. Senza questo passaggio il risotto sarebbe immangiabile.
Quale riso usare?
Il Carnaroli tiene meglio la cottura ed è più facile da mantecare; il Vialone Nano è più tradizionale nel Veneto e assorbe meglio i sapori. Entrambi vanno bene.
Il risotto ai gò si può conservare?
Sì, in frigorifero per 1 giorno in un contenitore ermetico. Si scalda in padella con un mestolo di brodo o acqua. Il sapore tiene, ma la cremosità si perde un po'.